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Carlo Emanuele Lamarmora
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Carlo Emanuele La Marmora
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Carlo Emanuele Ferrero della Marmora (1788-1854)  
Marchese della Marmora (1805) - Principe di Masserano (1833)
Luogotenente Generale - Aiutante di Campo di S.M. Re Carlo Alberto
Senatore del Regno 
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata

Carlo Emanuele nasce a Torino il 29 marzo 1788

Secondo nato e primo dei maschi di Celestino e Raffaella Ferrero della Marmora.

Biografia e carriera militare
Corpo dell’esercito: Guardie del corpo del re e Corazzieri
Impegni civili e politici
Titolo nobiliare e Onorificenze
Vita familiare
Luci e ombre
La Cripta La Marmora in S. Sebastiano a Biella

Biografia e carriera militare
Fin dai primi giorni di vita, il suo destino sembra legarsi indissolubilmente ai Savoia: il suo nome viene scelto dal padre proprio in omaggio alla casa sabauda; il piccolo viene tenuto al fonte battesimale dal principe di Piemonte, futuro re Carlo Emanuele IV , e dalla sua consorte Clotilde di Borbone Francia, sorella minore di Luigi XVI.
La vocazione militare di Carlo si manifesta fin dall’adolescenza quando sogna di ricalcare le orme dello zio Tommaso Ferrero della Marmora ed entrare nella cavalleria sabauda: ma le vicende politiche del suo tempo fanno sì che l’esercito sotto le file del quale inizia la sua lunga carriera sia un reggimento della Francia Imperiale. Grazie alla domanda presentata dal padre Celestino, a 18 anni (1806) entra con il grado di sottotenente nel 26° Reggimento dei Cacciatori a cavallo con il quale raggiunge a Berlino la Grande Armée nella campagna di Prussia.
La carriera militare nell’esercito napoleonico si consolida grazie all’intraprendenza coraggiosa della madre Raffaella che, per assicurare un avvenire ai figli non esita a chiedere un’udienza all’Imperatore, in visita a Torino tra la fine del dicembre 1807 e il gennaio 1808, nella quale ottiene che Carlo, che stava per andare in Polonia, da Postdam venga trasferito nella Guardia Imperiale. Nel 1808, Carlo dall’isola di Nogat sul mar Baltico va a Parigi e da qui viene destinato in Spagna dove riporta una ferita (1810) che lo costringerà ad abbandonare temporaneamente il servizio.
A 25 anni (1813) risponde ancora alla chiamata alle armi di Napoleone ed è promosso capitano nel 21° reggimento dei Cacciatori a cavallo il 14 luglio 1813, nello stesso anno partecipa alla campagna di Sassonia e a Dennewitz sopravvive a un nuovo incidente che rischia di essergli fatale,  ma il danno alla gamba, già compromessa, è tale che resterà zoppo per il resto della vita.
Il fatto che lo zio Tommaso avesse dedicato la vita a testimoniare la fedeltà dei La Marmora a casa Savoia per aver seguito la coppia reale in esilio, favorì il casato dopo la Restaurazione.
Infatti Carlo Emanuele viene reintegrato nelle file dell’esercito sabaudo dove percorre tutti i gradi fino a quello di Tenente Generale. Dopo il 1815 è addetto alla Casa di Sua Altezza il principe di Carignano - il futuro re Carlo Alberto - del quale il La Marmora sarà sempre confidente e amico fraterno. Carlo segue il suo re, militando tra i primi scudieri e come aiutante in campo nelle guerre del 1848 e 1849 – a quell’epoca il marchese aveva 60 anni - e sarà al suo fianco nell’esilio dopo l’abdicazione. Successivamente, Vittorio Emanuele II conferma Carlo Emanuele nella carica di Primo Aiutante di Campo e gli conferisce l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Riceverà inoltre in dono la spada del suo amato sovrano, Carlo Alberto, per i meriti acquisiti in battaglia nel 1849. Tra le curiosità legate a questo dono, la tradizione di casa La Marmora dice che, essendo stati Carlo Emanuele e Carlo Alberto alti quasi due metri, la spada aveva una misura adatta a entrambi.
Carlo Emanuele si ammala ai polmoni a 64 anni (1852); muore a Torino dopo due anni di sofferenze nel 1854 e viene sepolto a Biella nella cripta La Marmora nella basilica di San Sebastiano.

 

Corpo dell’esercito: Guardie del corpo del re e Corazzieri
Il nome di Carlo Emanuele La Marmora è legato all’attuale corpo dei Corazzieri: infatti questo corpo deriva dal corpo delle Guardie del Corpo del Re. Il marchese La Marmora è stato il primo comandante di questo corpo nell’assetto voluto da Carlo Alberto.
Nel 1982 il primo stendardo del Corpo delle Guardie del Re venne donato da Francesco Alberti La Marmora alla Città di Biella che, nell’ottobre dello stesso anno, lo consegnò al presidente della Repubblica Sandro Pertini. Lo stendardo è oggi esposto a Roma al Museo dei Corazzieri nei pressi del Quirinale.

 

Impegni civili e politici
Rilevante fu anche l’impegno civile di Carlo Emanuele: è uno dei primi senatori del regno nominati da Carlo Alberto dopo la promulgazione dello statuto costituzionale e rimane in parlamento fino al 1850, quattro anni prima della morte.
Carlo Emanuele si occupa del patrimonio fondiario di famiglia a partire dalla metà dell’Ottocento e l’interesse per le attività agricole e produttive lo porteranno ad assumere ruoli importanti in organizzazioni come l’Associazione Agraria Subalpina di cui è socio fondatore nel 1831 e in altre simili iniziative volute nel Biellese da monsignor Losana. In particolare si ricorda la fondazione del primo istituto agrario piemontese a Sandigliano (Biella) nel 1841 e la Società per l’Avanzamento delle Arti, dei Mestieri e dell’Agricoltura del 1843 di cui è vicepresidente e direttore. Nel 1849 Carlo Emanuele è anche membro del consiglio generale dell’amministrazione del debito pubblico (23 gennaio 1849).

 

Titolo nobiliare e Onorificenze
Titolo - Carlo Emanuele come maschio primogenito riceve alla morte del padre Celestino, avvenuta nel 1805, il titolo di Marchese della Marmora.
Quando Carlo Emanuele ha 45 anni (1833) si estingue il ramo dei Ferrero di Masserano con la morte a Parigi del cugino Carlo Ludovico, principe di Masserano. Nella sua veste di primo figlio maschio del ramo Ferrero più prossimo, Carlo Emanuele è nominato erede dei beni e dei titoli dei cugini Ferrero Principi di Masserano. Ma questo riconoscimento viene contestato dalla sorella del principe Carlo Ludovico, la vedova Rafelis de Saint-Sauveur, che apre una diatriba giuridica destinata a durare parecchi anni. Il 24 marzo 1836 per sentenza della regia Camera di Torino, è chiamato alla successione del titolo di principe e al patronato della collegiata di Masserano, come contemplato nelle adozioni già fatte dai Fieschi e confermate dalle bolle del 1517 di Leone X. Il titolo di principe di Masserano passerà al figlio Tommaso che sarà l’ultimo a portarlo.
Onorificenze - Carlo Emanuele a 24 anni (1812), anche grazie ai buoni auspici del cugino Carlo Alfieri di Sostegno, ottiene la promozione a luogotenente e la Legion d’Onore. Per la sua fedeltà ai Savoia, il re Vittorio Emanuele gli conferisce l’Ordine della Santissima Annunziata e gli dona la spada del re Carlo Alberto per i meriti acquisiti in battaglia nel 1849. Tra le altre onorificenze Carlo Emanuele viene nominato Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Milite dell’Ordine Militare di Savoia. Tra le onorificenze straniere, il marchese sarà Commendatore dell’Ordine del Cristo (Portogallo), Cavaliere dell’Ordine della Corona di Prussia e Cavaliere di IV Classe dell’Ordine di Sant’Anna.

 

Vita familiare
Secondogenito di una famiglia di 12 tra fratelli e sorelle, ebbe una vita familiare intensa come è documentato dall’ampiezza e varietà degli scambi epistolari tra i membri della famiglia. A 32 anni (1820) sposa Marianna Arborio di Gattinara di Sartirana e Breme e il loro è un matrimonio d’amore. Nel 1822 nasce il primo figlio, destinato a portare il nome del padre Celestino, ma il bambino muore dopo pochi giorni; l’anno successivo nasce la figlia, chiamata Albertina in onore di Carlo Alberto che la tiene al fonte battesimale e nel 1825 nasce Tommaso, il figlio destinato a raccogliere l’eredità di un’intera generazione di Ferrero della Marmora. La figlia Albertina è, tra i nipoti, l’unica presente nel grande quadro di Pietro Ayres che ritrae l’intera famiglia Ferrero della Marmora nel 1828.
Gli altri figli della coppia sono Vittorio (1828-1859), Guido (1830-1862), Emilia (1832-1874), Filippo (1834) e Filippina (1837-1900).
Vittorio fu tenente di vascello nella Marina sarda: in occasione della spedizione in Crimea (1855) – dove gli zii Alfonso e Alessandro avevano un ruolo preminente – ha il comando del porto di Balaklava. Vittorio inoltre condivide con la sorella Filippina la passione per l’arte. Entrambi si dedicano alla tecnica dell’acquerello con soggetti diversi: Vittorio predilige i vascelli mentre Filippina si dedica alle riproduzioni botaniche e paesaggistiche.

 

Luci e ombre
Dei quattro fratelli generali, Carlo Emanuele è quello meno conosciuto. Svolge nel corso della sua vita incarichi di grande delicatezza e ricopre funzioni pubbliche altamente rappresentative per molti anni. Essendo stato sempre a diretto contatto con la corte e avendo avuto un legame di amicizia con Carlo Alberto, viene ricordato sia come campione di “fedeltà” alle istituzioni e ai Savoia, sia per la discrezione del suo temperamento che lo tiene lontano da polemiche pubbliche: non vi sono nella sua vita né momenti di ombra, né la grande notorietà dei suoi fratelli.
Si dedica in maniera costruttiva a impegni nella vita civile ed è l’unico dei sedici figli di Celestino e Raffaella ad avere discendenza.

 

La Cripta La Marmora in San Sebastiano a Biella
Dall’età di 36 anni (1824) avvia, col fratello Edoardo, il recupero del complesso di San Sebastiano in Biella allo scopo di trasformarlo nel mausoleo della famiglia; il modello cui i fratelli La Marmora si ispirano è quello applicato da re Carlo Alberto ad Altacomba. Carlo sostiene anche le chiese del Piazzo di Biella, in particolare la parrocchiale di San Giacomo e la confraternita di Sant’Anna e del Santissimo Sudario. Alla sua morte come i fratelli viene sepolto nella cripta La Marmora nella basilica di San Sebastiano.
[ per maggiori informazioni su "La Cripta La Marmora”: vedi scheda ]
 

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