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Nuovo libro di Jona presentato a Palazzo La Marmora

Il celeste scolaro di Emilio IonaIl nuovo libro di Emilio Jona "Il celeste scolaro" è presentato a Palazzo La Marmora martedì 10 novembre alle 18. Introduzione e moderazione sono affidate a Francesco Alberto La Marmora, interverrà poi Bruno Gambarotta.

"Presentato al Salone del Libro di Torino nel maggio 2015" scrive Francesco Alberti La Marmora "il libro ha raccolto recensioni sulle più importanti testate italiane ed è stato presentato nelle principali città italiane. Dopo la presentazione di Biella sarà presentato anche Milano e a Trieste. Al centro del libro sta il tentativo del libraio antiquario ebreo Emanuele Almansi di uccidere il figlio Federico e se stesso. Decisione maturata di fronte alla constatazione dell’emergere nel giovane della malattia mentale che ne aveva colpito il nonno.

Nella maggior parte delle recensioni emergono due aspetti: da un lato il tentato omicidio del figlio, dall’altro il fatto che Federico Almansi, fanciullo di bellezza folgorante, ha avuto nella sua prima adolescenza un legame molto intenso con Umberto Saba, si è cimentato con la poesia e la letteratura e ha combattuto come partigiano.

Certamente il grande poeta triestino svolge un ruolo chiave in questa vicenda, ma vorrei porre in evidenza anzitutto lo sguardo ravvicinato e partecipante con il quale Jona racconta le forme della malattia mentale: la schizofrenia, infatti, conduce questo giovane uomo nello squallore degli ospedali psichiatrici e progressivamente lo isola dal mondo.

Inoltre il fatto che la malattia mentale riguardi altri due personaggi del libro, il padre Emanuele Almansi e Domenico, fa si che questo libro oltre a narrare le vicende dei tre uomini metta anche al centro la malattia mentale e le dinamiche che la sua presenza determina nella vita delle famiglie.

La complessa vicenda che si snoda nelle pagine de Il celeste scolaro fa emergere anche una descrizione del mondo della media borghesia ebrea tra Piemonte e Lombardia nel periodo tra le due guerre. In questa raffigurazione Jona tratteggia numerosi personaggi, sensali, commercianti, rabbini e dà spazio al grande peso ricoperto delle figure femminili, che in più casi sono quelle che dirigono le attività commerciali. Affiora inoltre il legame con Biella.

Emilio JonaJona ha scelto di condurre la narrazione con registri narrativi differenti: la prima parte è incentrata su questo padre che ha tentato l’omicidio del figlio e l’io narrante è Emanuele Almansi stesso, successivamente la narrazione è condotta dal testimone Jona, che attinge alla sua memoria ed alle carte processuali.

Nella parte centrale invece, l’attenzione si focalizza sul giovane Federico: in alcuni casi Jona opera la trasposizione di scritti inediti di Federico, in altri la ricostruzione simulata di un dialogo epistolare tra Saba e il giovane.

Se lo scambio epistolare tra Federico Almansi ed Emilio Jona è fonte primaria di questo romanzo, nei capitoli finali un nuovo personaggio assume un ruolo chiave: è Maria, lontana cugina di Federico, alla quale il giovane malato scrive con assiduità; in una fase finale della sua vita in cui “le voci angosciose si sono placate” egli scrive con “una scrittura sfuggente e fantasiosa”, accanto alle parti distorte vi sono nelle sue lettere “nuovi orizzonti di senso che gli consentono una libertà espressiva vicina alla poesia.”

Il variare dei registri narrativi dà dinamismo allo snodarsi della narrazione, che scorre con intensa fluidità, e non ci si accorge dei cambiamenti come non ci si accorge in un film di Bertolucci del mutare dei movimenti della macchina da presa: la vivacità dei personaggi minori del mondo ebraico porta presenza sociologica e ironia; le tragiche vicende di persecuzione, negli anni in cui Federico sarà partigiano, portano la cruda presenza della atrocità; la descrizione del mondo delle istituzioni manicomiali fa ricordare quale fosse la realtà negli anni in cui Basaglia condusse la sua lotta.

Infine Jona ha dato vita anche ad una dimensione storica che fa da sfondo ai protagonisti  in questo percorso dagli anni ‘30 al 1978 ed al 2012: infatti alcuni paragrafi  come  “ la settimana INCOM” o come “ Telegiornali “ riassumono il momento politico e sociale del paese: il 1943, il 1955, il 1968, il 1978.

Jona tratta una materia complessa, cruda e triste con sapienza e delicatezza, sottrae all’oblio una vicenda famigliare e nel farlo non solo restituisce la riconoscibilità agli sforzi letterari del giovane Federico, ma mette al centro della riflessione la famiglia e le sue fragilità.

La posizione di Emilio Jona in relazione a questa vicenda è assai particolare: per ragioni di parentela egli frequentava la famiglia Almansi, visse con loro, fu testimone dei momenti più tragici, depositario degli archivi e della documentazione relativa a questa vicenda, ma anche una delle poche voci che seppero dare attenzione e ascolto alla tragica figura di Federico. Una posizione dunque che è allo stesso tempo quella di amico, testimone e oggi narratore".

 

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