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Alberto La Marmora
la perseveranza      La conoscenza      la fedeltà      il senso dello Stato
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Alberto Ferrero della Marmora (1789-1863) 
Luogotenente Generale - Senatore del Regno 
Geologo e Scienziato - Membro dell’Accademia delle Scienze di Torino
e delle Società geologiche di Francia, Berlino e Londra

Alberto nasce a Torino il 7 aprile 1789
Terzo nato e secondo dei maschi di Celestino e Raffaella Ferrero della Marmora.


Biografia e carriera militare
Corpo dell’esercito
Impegni civili e politici
Onorificenze
Vita familiare
Luci e ombre
La Cripta La Marmora in S. Sebastiano a Biella

Biografia e carriera militare
L’avvio alla carriera militare avviene a diciassette anni, nel 1806, con l’ammissione all’accademia di Fontainebleau dove entra grazie  ai passi intrapresi dal padre poco prima di morire. La madre Raffaella rimasta vedova, non esita tra la fine del dicembre 1807 e il gennaio 1808 a chiedere un’udienza a Napoleone in persona pur di assicurarsi la sua attenzione alla carriera dei figli.  Alberto La Marmora esce da Fontainebleau come ufficiale del 1° reggimento di fanteria di linea e da qui passa all’Armata d’Italia in Calabria e poi agli ordini di Beauharnais; a Vienna si ricongiunge con Napoleone e come sottotenente prende parte alla battaglia di Wagram, dalla quale esce in condizioni di salute così gravi che dovrà ritirarsi per due anni. Fino ad allora aveva partecipato  alle principali campagne Napoleoniche da Parigi a Madrid, da Saumur a Lipsia, da Ulm a Wagram.
A 24 anni (1813) è luogotenente e combatte a Lutzen guadagnandosi la Legion d’Onore, un anno dopo partecipa alla campagna di Russia con l’armata della Moscova dove verrà fatto prigioniero: rilasciato nell’aprile del 1814 inizia un avventuroso viaggio di ritorno a casa attraverso l’Europa devastata.
Dopo la Restaurazione, ancora grazie alle influenze materne, viene reintegrato nell’esercito piemontese come luogotenente dei Granatieri Guardie e nel 1815, dopo la battaglia di Grenoble, viene promosso capitano.
1821: i moti e Alberto La Marmora - La carriera militare di Alberto si interrompe nel 1821 perché il suo nome compare tra gli ufficiali che hanno simpatizzato e per “aver manifestato la sua propensione per il sistema costituzionale con discorsi e con frequentazioni con persone mal pensanti e nuovatori”.
Va però ricordato che al momento dei moti nel marzo del 1821, egli è impegnato in una esplorazione in Sardegna, come dimostrano i suoi diari, ed è quindi da escludere un suo diretto coinvolgimento. Ma nel settembre dello stesso anno mentre si trova  a Genova, viene informato dell'esistenza di un procedimento a suo carico: il 4 ottobre la commissione militare formula l’accusa che gli viene  trasmessa ma non resa pubblica. In seguito a questa procedura  il 23 dello stesso mese viene dispensato “da ulteriore servizio”.
Dopo un breve periodo trascorso a casa, Alberto decide di tornare in Sardegna in una sorta di “confino volontario”. Si tratta per lui del terzo viaggio sull’isola e diviene l’occasione per continuare gli studi iniziati.

Nel 1824 rientra in servizio nell’ esercito col grado di capitano di un reggimento di fanteria in Sardegna, e le successive tappe delle sua carriera militare sono le seguenti:
1829: brevetto di Re Carlo Felice “pel grado di maggiore”
1831: brevetto di Re Carlo Alberto “di tenente colonnello dello stato maggiore”
1834: “brevetto di colonnello nello stato maggiore”
1840: “patente di Maggior comandante la scuola di Marina di Genova”
1849: “patente di Re Vittorio Emanuele II a comandante dell’Isola di Sardegna
1851: “collocazione a riposo dietro sua domanda”
Muore a Torino nel 1863 a 74 anni, la sua salma è sepolta nella cripta La Marmora  della Basilica di San Sebastiano a Biella.

 

Corpo dell’esercito

Attivo nell’esercito napoleonico dai 17 ai 25 anni vi  presta servizio nella fanteria di linea e nell’artiglieria,  e viene decorato con la legion d’onore a Dresda nel 1813.
Rientrato nell’esercito sardo, ha il brevetto delle Regie Guardie nel 1819.
Il nome di Carlo Emanuele è legato alla storia dei Corazzieri, quello di Alessandro a quello dei Bersaglieri, quello di Alfonso a quello delle Voloire. La sezione di Biella dell’Associazione dei Granatieri di Sardegna celebra ogni anno  la memoria  di Alberto La Marmora presso la cripta  La Marmora  nella basilica di San Sebastiano a Biella dove è sepolto con i suoi fratelli.

 

Impegni civili e politici
Se l’esperienza militare nella vita di Alberto la Marmora è centrale, di uguale rilevanza furono le diverse attività che egli svolse nella società civile: quella principale di scienziato, quella di senatore dal 1848 al 1851 e negli ultimi anni quella di scrittore.

Lo scienziato – L’insieme degli scritti scientifici di Alberto La Marmora comprende circa 50 titoli, la maggior parte dei quali hanno come oggetto la Sardegna. Essi vanno da memorie di soggetto ornitologico che egli scrive a 30 anni nel 1819 dopo il suo primo viaggio nell'isola, a scritti da lui stesi nella sua funzione di Comandante militare della Sardegna, come quello che compone nel 1857 a 68 anni, avente per oggetto “Istmo di Suez e la stazione telegrafico elettrica di Cagliari” .
Ma tre opere rivelano un piano poliennale di ricerca e gli varranno fama di geografo e geologo e  riconoscimenti internazionali:
  • il "Voyage en Sardaigne, ou Description statistique, physique et politique de cette île", pubblicato a Parigi nel 1826 e che vide nuove edizioni a Parigi e Torino ( sia nel 1839-1840 sia nel 1857). Questa opera in più tomi è corredata da tre Atlanti che videro la luce progressivamente accompagnando le diverse edizioni.
  • la  pubblicazione della “Carta dell’Isola e Regno di Sardegna” , Parigi e Torino 1845
  • L’ “Itineraire de l’Ile de Sardaigne pur faire suite au voyage en cette contrée” in due volumi, pubblicato a Torino nel 1860.
La formazione di Alberto nelle discipline scientifiche e naturalistiche era  avvenuta intorno ai 18 anni nel periodo della sua permanenza all’accademia di Fontainebleau nel 1806-1807. Scrive Silvia Cavicchioli: “Fu qui, in un ambiente profondamente temprato dall’Illuminismo e in un quadro di riferimento scientifico pre-positivistico, che il La Marmora maturò una formazione scientifica insieme tecnica e militare sviluppando il duplice ruolo, che rimarrà una costante di tutta la sua vita, di militare e scienziato. In Francia egli apprese e affinò le scienze esatte, la matematica, il disegno, la geometria fisica, la topografia e la cartografia, secondo il modello settecentesco già proprio delle Reali Scuole di Artiglieria progettate a Torino da Ignazio Bertola, volte a formare una classe dirigente non solo militare ma anche amministrativa, di tecnocrati-scienziati”.
Alberto sa trarre nozioni e stimolo da grandi maestri: segue le lezioni di geodesia di Louis Puissant, si appassiona all’ornitologia leggendo la “Storia naturale della Sardegna” del Cetti, ascolta il naturalista norvegese Jacob Keyser  nel perlustrare con lui l’isola;  pertanto fin dai suoi primi scritti sa dare una collocazione internazionale al proprio lavoro in modo tale aderire alla rete delle accademie e società scientifiche del tempo.
Nei primi anni i suoi interessi spaziano dalla storia all’archeologia, dalla numismatica all’etnologia e alla geografia statistica: ma saranno la mineralogia e la geologia le discipline nelle quali raggiunge sui tempi lunghi i risultati più significativi e innovativi.

  • Nel 1824, entra ufficialmente come socio corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino nella classe di Scienze fisiche e matematiche.
  • Nel 1859 diventa vice presidente dell’Accademia e, caso particolarmente raro, membro del sodalizio sia nel ramo delle scienze sia in quello delle lettere.
Riceve il diploma delle Società geologiche di Francia, di Berlino e di Londra e, dopo la sua morte, viene commemorato ufficialmente da istituzioni prestigiose come la Royal Geographical Society di Londra.

Il senatore – Alberto La Marmora è senatore del Regno dal 1848 al 1854 e la sua attività sarà intensa. In occasione della ricorrenza del 150° di Unità d’Italia nel 2011 vine realizzata a Torino a Palazzo Madama una ricostruzione del Senato con un’installazione dal titolo “Sarà l’Italia. La ricostruzione dell’aula del Senato”. Tra i profili dei quindici senatori proposti vi è quello di Alberto La Marmora.

Lo scrittore - Negli ultimi due anni di vita, pubblica due biografie storiche alla stesura delle quali aveva lavorato fin dal 1860 :
- Le vicende di Carlo di Simiane Marchese di Livorno poi Pianezze tra il 1672 ed il 1706 ricavate da corrispondenze diplomatiche private ,  Torino 1862
- Notizie sulla vita e sulle geste militari di Carlo Emilio S. Martino di Parella, ossia cronica militare anedottica ,  Torino 1863.

 Onorificenze


Onorificenze militari
1813: Legion d’onore Napoleonica a Dresda per suoi meriti nella battaglia di Lutzen
1816: ordine di Savoia in cambio della Legion d’onore francese
1836: patente dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1851: patente di Gran cordone dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Onorificenze e nomine civili
1831: Nomina a Cavaliere dell’Ordine del merito civile
1836: nomina a consigliere delle miniere
1845: nomina a Senatore del Regno
1851: patente di cittadino di Cagliari
1856: patente di Commendatore di 1° classe dell’Ordine di Savoia.
Riconoscimenti scientifici
1824: Nomina a socio corrispondente della reale Accademia delle Scienze di Torino
1829: diploma di Membro della reale Accademia delle Scienze di Torino
1832: diploma della società geologica di Francia
1844: diploma della società geologica di Berlino
1856: nomina a vice presidente della reale Accademia delle Scienze di Torino
1863: diploma della società geologica di Londra.

 

Vita familiare

Alberto non si sposa. Intensa è però la sua vita familiare, come è testimoniato dagli epistolari con i fratelli e le sorelle insieme ai quali partecipa al riordino di una parte degli archivi della famiglia.

 

Luci e ombre

Alberto La Marmora è stato uomo di grande carattere che ha saputo affrontare con pienezza i momenti di successo e quelli difficili della sua vita. I lunghi sette anni passati, tra i 17 e i 25, nelle file del Esercito napoleonico sono un’esperienza talmente intensa che la sua evocazione costituisce una presenza costante nelle fasi successive della sua vita.
La prima ombra nel suo curriculum militare si verifica nel 1821 quando ha 32 anni e viene accusato di aver simpatizzato per i moti costituzionali, avvenuti nel marzo dello stesso anno in Piemonte, sebbene in quei giorni Alberto si trovi in Sardegna, e a ottobre dello stesso anno è sollevato dal servizio nell’esercito.  [vedi  voce Biografia e carriera militare  in questa scheda]
Il provvedimento è oggetto di grande sconcerto per la famiglia nota per la prossimità e fedeltà a casa Savoia, tanto che la madre Raffaella, nelle sue lettere, parla con toni disperati di “disgrazia”.
Ma nel volgere di pochi anni l’attività di studio scientifico della Sardegna da lui svolta ottiene tali riconoscimenti che, quando nel 1828 Pietro Ayres dipinge il grande ritratto di famiglia,  Alberto La Marmora viene collocato con enfasi  al centro del dipinto nell’atto di illustrare una tavola della sua opera alla madre Raffaella: l’esperienza in Sardegna ormai, anziché evocare l’espulsione dall’esercito, diventa occasione di prestigio e merito per la fama europea raggiunta dallo studioso biellese.
Un secondo momento poco felice della vita militare di Alberto avviene nel 1848: dopo essersi messo volontariamente a disposizione (ha 59 anni)  per contribuire alla Prima Guerra di Indipendenza, gli viene affidato l’incarico di riorganizzare delle truppe del Governo Provvisorio di Venezia. La missione però è segnata dall’insuccesso, tema sul quale nel 1857 scrive l’opuscolo “Alcuni episodi della guerra nel Veneto”.
Ma nella vita di Alberto le luci e le ombre si bilanciano e la sua vicenda biografica ci appare oggi particolarmente equilibrata e ricca di risultati e riconoscimenti che egli ottiene sia a livello nazionale sia internazionale.
 

La Cripta La Marmora in San Sebastiano a Biella

Alberto La Marmora è legato da amicizia a Quintino Sella con cui condivide l’interesse per la geologia, infatti, se il La Marmora ha una competenza scientifica in materia, Quintino Sella si prodiga per promuovere studi geologici e intensificare la formazione in questa disciplina.
Alberto, dopo la morte avvenuta a Torino nel maggio del 1863, viene sepolto nella Cripta La Marmora in San Sebastiano a Biella, tomba di tutti i La Marmora. Quintino Sella si fa promotore di un comitato che si occuperà della raccolta di fondi da destinare alla realizzazione di un monumento funebre per l’amico studioso: il comitato affida l’incarico per la realizzazione del  busto allo scultore ticinese Vincenzo Vela che già aveva realizzato un busto marmoreo per la città di Cagliari.  L’opera è collocata nella basilica di San Sebastiano in prossimità della Cripta e delle opere di Odoardo Tabacchi.
[ per maggiori informazioni su "La Cripta La Marmora”: vedi scheda ]
 

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