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I La Marmora e la Guerra di Crimea (1853 - 1856)
[La photogallery contiene fotografie di Robertson, acquerelli e disegni di Vittorio La Marmora e Jane Bertie Mathew]

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I La Marmora in Crimea
Sul teatro di guerra in Crimea, erano presenti ben quattro persone della famiglia: Alfonso La Marmora, nella veste di capo supremo delle forze del Regno di Sardegna, suo fratello Alessandro, come comandante del reggimento dei Bersaglieri (Alessandro vi morì di colera), il loro nipote Vittorio, ufficiale di Marina che aveva il comando del porto di Balaklava, e infine Jane Bertie Mathew, gentildonna inglese moglie di Alfonso La Marmora.
Nell’archivio la Marmora è ampia la documentazione che riguarda la guerra di Crimea. In particolare, dal punto di vista iconografico, vi sono cinque nuclei: le fotografie di James Robertson, disegni e acquerelli di Vittorio, disegni di Jane Bertie Mathew, acquerelli di altri autori, stampe.

Le fotografie di James Robertson
Il centro studi Generazioni e Luoghi - Archivi Alberti La Marmora conserva un fondo fotografico composto da circa 8.000 fotografie, del quale le trenta fotografie di James Robertson, scattate tra il 1855 e il 1856 durante la guerra di Crimea (1853-1856), costituiscono il nucleo più antico.

Alfonso La Marmora dopo la Prima Guerra di Indipendenza, nel momento in cui ricopriva il ruolo di Ministro della guerra, affidò al disegnatore Stanislao Grimaldi l’incarico di realizzare delle incisioni note con il titolo di “Atti di valore”, che hanno avuto un ruolo significativo nel consolidare il mito del Risorgimento; fatto che testimonia la sua notevole sensibilità per il tema della raffigurazione della guerra e della comunicazione. Alla luce di questa considerazione è plausibile pensare che queste fotografie di Robertson non siano state acquistate successivamente, ma siano state donate direttamente dall’autore ad Alfonso La Marmora, nella sua qualità di comandante di uno dei contingenti europei presenti in Crimea, così come ricevette numerosi altri omaggi.

Queste trenta fotografie costituiscono una collezione rara e preziosa: in occasione delle iniziative per il 150° dell’Unità d’Italia nel 2011 una selezione di queste immagini è stata esposta al Festival di fotografia storica “Memorandum” (Sezione di Torino) e una selezione sarà presentata in autunno presso il centro di Ricerca e Archiviazione della forografia di Spilimbergo (PN).


Profilo di James Robertson

James Robertson (Middlesex 1813 - Yokohama, 1888)

Incisore di formazione, James Robertson appena giunto a Istanbul nel 1841prende parte alla creazione della Zecca e vi diventa capo incisore fino al 1881. Le sue prime vedute fotografiche della città sono del 1853. Nel corso della sua vita svolge la sua attività di fotografo ad Atene, Gerusalemme, Cairo, Malta, India e Giappone. Tra il settembre 1855 ed il luglio del 1856 opera in Crimea: le sue immagini alla carta salata vengono stimate tra 60 e 150.

L’opera fotografica di James Robertson è considerata innovativa: per capire cosa questo significhi è opportuno prima di tutto ricordare in quale situazione si trovava a operare un fotografo in quella prima storica occasione, ma anche accennare brevemente al lavoro svolto dal suo predecessore britannico in Crimea, Roger Fenton.

In primo luogo la novità del mezzo suscitava a tal punto la curiosità che “la maggior parte dei negativi presi da Fenton sono ritratti di ufficiali in alta tenuta e di soldati. Il fotografo era continuamente assillato da richieste di fotografie che non poteva rifiutare perché dall’aiuto di quei militari dipendeva la sua possibilità di trasportare il suo ”carro laboratorio” da una località all’altra.”

In  secondo luogo queste fotografie apparvero vuote e piatte a un pubblico “avvezzo alle fantasie convenzionali dei pittori romantici” ; il Times di Londra scrisse “il fotografo che segue gli eserciti moderni non può fare altro che registrare situazioni di riposo e quell’atmosfera di natura morta che succede alla battaglia.” Scrive ancora Beaumont Newhall, “i campi di battaglia della Crimea erano vaste, uniformi pianure: nelle fotografie di Fenton appaiono piatte e tristi ed è difficile rendersi conto che molte di quelle vedute furono prese con grave rischio personale, sotto il fuoco dei bombardamenti”.

Scrive Ian Jeffrey “ciò che Fenton si limitava ad accennare fu pienamente realizzato dal suo successore in Crimea James Robertson […], che raggiunse i territori di guerra in tempo per raccontare la caduta di Sebastopoli. Robertson fotografò gli interni dei forti Malakoff e Redan dopo la cattura, distrutti dal fuoco dell’artiglieria. Cannoni, macerie, strutture di legno divelte e graticci di canne giacciono ovunque in disordine. Almeno qui la fotografia aveva trovato quel tipo di soggetto incoerente e frammentario che sapeva esprimere al meglio. In tempi normali la fotografia comportava una attività di composizione, ma la guerra era anormale, una situazione in cui gli eventi si sommavano gli uni agli altri.”

Anche Mary Warner Marien, si sofferma a lungo a parlare dell’opera di Fenton per poi affermare che fu James Robertson a effettuare una documentazione più realistica dei danni della guerra: “il pubblico" dice la Marien "non sembrò accorgersi della differenza tra le immagini più esplicite di Robertson rispetto a quelle più addomesticate di Fenton”.

 

BIBLIOGRAFIA

Francesco Alberti La Marmora, I fondi fotografici degli archivi di Palazzo La Marmora, in Studi e ricerche sulla fotografia nel Biellese - Bollettino DocBI, Biella 2003

A.A.V.V. Dizionario di Fotografia, Rizzoli, Milano 2001

Beaument Newhall, Storia delle fotografia, Einaudi, Torino 1984

Ian Jeffrey , Fotografia, Rizzoli, Milano 2003

Mary Warner Marien, Photography: A Cultural History, Laurence King Publishing, Londra 2002 

 

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