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I ricami Bandera di Palazzo La Marmora in mostra a Pralormo

Al Castello di Pralormo, alle porte di Torino, per festeggiare il ventennale della Scuola Italiana di Ricamo Bandera, la Contessa Consolata Pralormo ha organizzato “Bricolady & Bricobaby” (5 – 13 ottobre).

All’interno di questa manifestazione la sezione “Un castello ricamato” è dedicata ad una mostra di Ricamo Bandera: esposizione di ricami antichi provenienti da dimore storiche piemontesi.

Il Centro Studi Generazioni e Luoghi partecipa a questa iniziativa con il prestito di alcuni pezzi provenienti dalla collezione di tessuti di Palazzo La Marmora: una tovaglia, un copriletto e una mantovana che grazie allo studio di Consolata Pralormo sono stati attribuiti alla Scuola di Sofia Cacherano di Bricherasio, un laboratorio-scuola le cui iniziative erano promosse da un comitato di nobildonne e artisti molto noti nella Torino d’inizio ‘900.

Nel 1906 questa istituzione partecipò come Scuola Piemontese del Bandera alla Grande Esposizione di Milano e tra il 1911 e il 1913 la scuola della Contessa di Bricherasio partecipò a svariate esposizioni nazionali e internazionali (Torino, Berlino e Parigi).

In mostra da Palazzo La Marmora  anche un cuscino eseguito a “Herbage”, un tessuto che imita il bandera eseguito con dei telai a mano-macchina.

Un po’ di storia

Il ricamo bandera è un ricamo piemontese che risale all’inizio del Settecento, quando la seconda dama reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, era salita al trono, dopo la morte del marito Carlo Emanuele II. Gli aristocratici piemontesi, dovendo accogliere nelle proprie dimore la Reggente, avevano rivestito i damaschi e i velluti ormai logori delle poltroncine, dei sofà e dei letti a baldacchino, con una tela piemontese detta “bandera”.

 

 

La leggenda narra che nella seconda metà del ‘600 un tessitore di Chieri, un certo sig. Bandera, produsse una tela di color grezzo, a nido d’ape o rigata, molto robusta e resistente Si trattava di un cotone di colore bianco o ecrù alto circa 60 centimetri, su cui venivano ricamati motivi floreali, fregi e volute, e a volte favole mitologiche, tratti dall’architettura barocca.

Il filo da ricamo era di lana sottile ritorta e comprendeva varie sfumature, con una particolare predilezione per le “nuances” dei rosa, dei blu savoia e dei verdi per gli ornati geometrici. I disegni riprendevano motivi floreali o riproducevano le volute degli stucchi, dei mobili e degli stipiti e le decorazioni dei tessuti d’epoca.

I mazzi di fiori presentavano accostamenti di diversi colori, con un’attenzione all’armonia dei toni. I punti utilizzati nel ricamo erano il punto catenella, adoperato in special modo per le volute e i fregi e il punto lanciato e quello risparmiato, per i fiori.

Nacquero vari laboratori per l'esecuzione dei ricami Bandera e tra questi il più attivo fu l'Opera della Provvidenza di Torino che ricamò, tra l'altro, tre letti per il castello di Venaria.

La tradizione del Bandera non si era spenta nell’Ottocento e nel Novecento poichè veniva mantenuta viva da alcune nobildonne piemontesi per conservare questa sorta di “pittura ad ago”.

Nel 1907 la contessa Sofia di Bricherasio fondò la "Scuola Bandera Piemontese", già citata. Alla fine degli anni ’20 un’altra nobildonna, la Contessa Calvi di Bergolo, aprì un laboratorio di Bandera e negli anni ’30 Igia ed Alina Ricaldone ne aprirono un altro a Racconigi.

Fu invece la Seconda Guerra Mondiale a provocarne il declino. Nel dopoguerra l’avvento dell’industria e le lotte femministe non fecero di certo riprendere le attività artigianali e negli anni ’70 il ricamo Bandera sembrava destinato all’estinzione.

Solo negli anni ’90 grazie alla passione della Contessa Consolata Pralormo il ricamo Bandera torna a rivivere: la contessa  ha pensato di riproporlo rifacendosi strettamente alla tradizione, ai disegni ed agli antichi tessuti, preparando nuove ricamatrici al Castello di Pralormo, nella stessa zona del Piemonte dove veniva eseguito nel XVIII secolo e fondando nel 1992 la Scuola Italiana di Ricamo Bandera.

 

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