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Un epistolario dalla Grande Guerra alla Repubblica

Venerdì 11 aprile 2014 a Torino sarà presentato il libro di Matteo Polo dal titolo “Civiltà e libertà. Margherita Papafava e Lucangelo Bracci dalla Grande Guerra alla Repubblica”.

Il volume, uscito per le edizioni Il Ponte, raccoglie il lungo e intenso epistolario tra due persone che, oltre a essere marito e moglie, fanno entrambe parte di quell’ambiente dell’interventismo democratico italiano le cui connessioni e dimensioni sono in parte ancora da esplorare.

 Alla presentazione, prevista per le 17 alla sede dell’Istituto Storico per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea (via del Carmine 13), interverranno Francesco Alberti La Marmora per il Centro Studi Generazioni e Luoghi, Ruggero Ranieri di Sorbello per la Fondazione Ranieri di Sorbello e Fabrizio Antonielli d’Oulx dell’Associazione Vivant. Discuteranno con l’autore Silvia Cavicchioli dell’Università di Torino e Valeria Mogavero dell’Università di Verona. Presiede la presentazione Alessandro Barbero dell’Università del Piemonte Orientale.

 Margherita Papafava e Lucangelo Bracci sono figure significative all’interno di quell’ambiente di intellettuali aristocratici anti-fascisti di cui fece parte anche Guglielmo Alberti. Nell’archivio di Alberti, custodito presso il Centro Studi Generazioni e Luoghi di Biella, corposi sono gli epistolari che testimoniano dell’amicizia e degli scambi tra Alberti, Papafava e Bracci. Lettere scritte in un periodo, quello degli anni Trenta-Quaranta, attorno al quale negli ultimi due anni vi è stato un fiorire di ricerche storiche che riguardano proprio la costellazione di intellettuali antifascisti all’interno della quale Alberti fu protagonista e attivo come elemento connettore tra i vari gruppi.

Il Centro Studi Generazioni e Luoghi intende favorire l’emergere di questi studi e per questo è tra gli organizzatori della presentazione, insieme all’Istituto per la Storia della Resistenza, all’Associazione Vivant, alla Fondazione Ranieri e all’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Inoltre questa iniziativa offre l’occasione di evidenziare come l’archivio di Alberti costituisca una fonte e una risorsa importante per la ricerca storica della storia del Novecento, proprio in questo 2014 nel quale ricorrono i 50 anni dalla morte di Guglielmo Alberti.

 

 

Proprio in questi giorni tra l’altro, nell’ambito del festival di fotografia storica Memorandum, in corso a Biella, Palazzo La Marmora ospita un’esposizione di fotografie scattate da Guglielmo Alberti nel 1934 nel Maghreb. Le immagini, inedite, erano state scelte dall’autore per illustrare un reportage di viaggio che Alberti scrisse per la rivista Circoli. Un’iniziativa che apre idealmente l’anno di commemorazione di Guglielmo Alberti.

Il libro di Matteo Polo

Con questo volume l’autore si misura con il vissuto di guerra e l'intenso dialogo culturale, politico e affettivo di due coniugi appartenenti al ceto aristocratico liberale, democratico e antifascista indagando la loro fedeltà ai valori di un fondante e "lungo" Risorgimento.L’opera si basa su uno straordinario carteggio fra due giovani sposi, un Bracci e una Papafava. Qui fortuna vuole che siano anche, con molta freschezza, degli innamorati e degli amici, molto precocemente ugualitari nel rapporto di genere, che sentono il bisogno di scriversi, quasi ogni giorno: specialmente lei, letteroni intensi, anche due volte al giorno. Come sempre, infatti, la guerra funziona da moltiplicatore del bisogno di scrittura in quanto evento separatore, scatenando un ritmo epistolare inusitato. Ma c'è di piú, la loro corrispondenza gode di un privilegio: può non seguire sempre le vie normali e quindi sfugge alla censura. E loro, mentre scrivono, lo sanno. Viene meno quella terza presenza incomoda, che costringe a interpretare e tarare gli epistolari di guerra normali. Anche per questo, e non solo perché hanno molte notizie e primizie da comunicare, la fonte è rara e cresce grandemente di interesse ai nostri occhi. Dice bene l’autore dichiarandone e valorizzandone subito, in apertura, il carattere precipuo: «la dimensione "pubblica" del privato».

 

Matteo Polo, laureato a Venezia e addottorato a Udine in Storia contemporanea, si è occupato del Piave come "fiume sacro" della Grande Guerra (Il Piave, la Piave, a cura di Mario Isnenghi, Daniele Ceschin, Gli italiani in guerra, volume III, tomo 1, La Grande Guerra, Utet, 2008 e Di qui non passeranno. Giugno 1918: La battaglia di Fossalta, Edizioni del Vento, 2008). Ha poi studiato il fuoriuscitismo italiano antifascista (Sul fuoriuscitismo italiano. Dino Vannucci, medico antifascista in Brasile, «Italia Contemporanea», n. 255/2009

 

 

 

 

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